Fabio Michelacci nasce l’8 Novembre 1980 a Lugo (RA) e vive a Bagnocavallo. Frequenta da bambino la scuola comunale di musica della suo paese d'origine, studiando pianoforte, e comincia a scrivere testi e musica delle sue canzoni all’età di 14 anni. Nonostante questo clamoroso inizio che rivela la sorgente di un grande talento, per un periodo della sua vita decide di fare altro senza però rinunciare. Questo suo «sogno nel cassetto di fare della musica la sua professione» » come confesserà in più di una intervista gli vale una determinazione tale.
Entra ufficialmente nel mondo della musica partecipando nel 2005, alla prima Edizione Concorso Nazionale della Canzone d’Autore “Musica ControCorrente”.
Si classifica al terzo posto con al sua canzone, “Fra quattro mura”.
In seguito si dedica sempre con maggiore approfondimento alla composizione delle sua canzoni.
Testi con centinaia di parole proposti con uno stile semplice ma innovativo supportati da una voce profonda. Sicuramente "buca lo schermo”. Potrebbe essere un vero profeta giovanile del terzo millennio sia per le proposte musicali che per i contenuti di profondo spessore sociale. Presenta in prima assoluta il suo brano “Navigatore Emozionale” che parla della ricerca, in questa società di uno “strumento Hi Teck” che parli ai cuori ed ai popoli perché dotato di sensibilità.
http://www.myspace.com/michelaccifabio
Canzone in gara: “L’uomo nero“
Autore del testo e della musica: Fabio Michelacci
l'uomo nero fece un viaggio lontano dal suo paese
che per quanto lui ricordasse lo nutriva di povertà e guerra
l'uomo nero perse famiglia uccisa dai militanti
una notte che era di turno a guardia dei campi
l'uomo nero conobbe un tipo lo chiamavano il siciliano
era piu cerbero che marinaio e andava matto per il denaro,
alcuni fratelli leccavano i piedi a lui per pochi spiccioli od altri rimedi
lui lo pagò per fuggire in Italia lontano dla male della sua patria
centoquaranta persone
in balia di un mare feroce,
la preghiera la fa da padrone alla meta ci devo arrivare
l
'uomo nero pregava e sognava,
che ci ha speso tutta la sua vita,
l'uomo nero sognava l'Italia da chiamare patria
cosi,
passano i giorni lasciando alle notti
la cruda paura di un viaggio senza fine,
fra madri che piangono di angeli morti
e nettuno che ringrazia per i pasti abbondanti
il mare è un silenzio di corpi ormai arsi
dalla sete e dai morsi dei tarli
che i sogni divora tutti d'un fiato
insidiando l'arrivo del viaggio
l'uomo nero pregò forte,
pregò con il cuore in mano
ma la mano dell'uomo bianco gli vietò di toccare il suolo
centoquaranta persone
son morte in acque italiane
nell'indifferenza del regime
vite giocate a scaricabarile,
l'uomo nero pregava e sognava che ci ha speso tutta la sua vita
l'uomo nero sognava l'Italia da chiamare patria
ci avvistarono per ben due volte
la prima volta fu alla valletta
ci avvisto la motovedetta
e no gridammo fino a finir la voce,
siamo qua, siamo qua siamo qua siamo qua,
niente da fare non ci fu niente da fare
ci diedero una spinta verso rotte siciliane
la penisola è la patri che cercate
ma niente da fare non ci fu niente da fare
state la, non potete sbarcare
state la, statelà statelà statelà
l'uomo nero lascio il suo paese inseguendo un miraggio
ma il suo sogno è affondato con altre centoquaranta persone....

















